Plusdotazione, un problema o una risorsa?

Plusdotazione, un problema o una risorsa?

Le persone ad alto potenziale cognitivo sono individui versatili che necessitano di un gran numero di stimoli e se questa loro caratteristica diventerà un problema o una risorsa dipende dal tipo di ambiente in cui vivranno.

Ciò che frequentemente appare è una disarmonia soprattutto tra gli aspetti cognitivi, le funzioni esecutive e lo sviluppo emotivo. Questa asincronia tra lo sviluppo cognitivo e quello emotivo implica la precoce conquista di alcune tappe evolutive: la lettura è spesso acquisita in età prescolare, c’è una elevata abilità nel ragionamento astratto che porta ad interrogarsi su temi che non si è pronti emotivamente ad affrontare, come ad esempio la comprensione del concetto di morte a 4 anni. Affinché ci sia la possibilità di far emergere la plusdotazione, deve essere curata la capacità di adattamento dell’individuo attraverso interventi mirati sia in ambito scolastico che extrascolastico.

È universalmente accettato dagli specialisti che un QI elevato non è sufficiente a definire le caratteristiche di questa popolazione, ma è un punto di partenza condiviso per l’individuazione. Possedere questa caratteristica non è però garanzia di successo personale e professionale: sappiamo dalla letteratura scientifica che tra i plusdotati è talvolta presente un rendimento al di sotto delle loro possibilità e drop out scolastico. Associate ad un QI ai limiti superiori della norma si trovano una maggiore efficienza mnestica, una buona attenzione sostenuta in età precoce, un ampio vocabolario unito alla capacità di esprimersi con frasi complesse, una buona velocità di esecuzione di compiti di apprendimento ed un’efficacia nella selezione di strategie diverse.

I soggetti ad alto potenziale intellettivo possono utilizzare metodi di pensiero sequenziali ed essere più lenti nel percorso che porta alla risposta giusta o viceversa essere intuitivi e non riuscire a spiegare come sono arrivati alla risposta corretta. Inoltre a volte è per loro difficile dare priorità alle informazioni più rilevanti a causa della qualità divergente (abilità di fornire una molteplicità di soluzioni alternative ad una determinata questione) o arborescente (capacità di far convergere su uno stesso stimolo un’elevata quantità di idee e associazioni, tanto ramificate da risultare difficili da organizzare) del pensiero.

Hanno frequentemente interessi specifici in ambiti particolari e variati, molta creatività e immaginazione che a volte produce come effetto la creazione di giochi originali e complessi che possono non essere graditi dai coetanei e non facilitare i rapporti con essi e l’integrazione nel gruppo classe.

Sentono le emozioni in modo più intenso e quindi fanno più fatica a tollerarle, o viceversa ricercano fortemente le sensazioni. Non riescono a gestire un litigio o perdere nei giochi. Hanno la tendenza a discutere le regole specialmente se non ne hanno compreso il motivo fino in fondo e possono apparire sfidanti, specie con gli insegnanti, per le frequenti e pressanti domande che sondano l’argomento sempre più in profondità.

L’esigenza di comprendere a fondo e la passione per la complessità degli argomenti può scatenare un perfezionismo che può comportare una lentezza estrema ed essere abbinato a tratti ossessivi, mentre la consapevolezza delle proprie abilità e delle alte aspettative dell’ambiente circostante può scatenare ansia da prestazione.

Sono spesso dotati di un particolare senso dell’umorismo che può compensare alcune delle difficoltà elencate e favorire la resilienza e l’adattamento.

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